lunedì 06 settembre 2010

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top news photography "...E forse la mia storia riuscirà, a udirla, meno dilettevole perché non vi sono elementi favolosi; ma sarà per me sufficiente che sia giudicata utile da quanti vorranno indagare la chiara e sicura realtà di ciò che in passato è avvenuto e che un giorno potrà pure avvenire, secondo l’umana vicenda, in maniera uguale o molto simile. Appunto come un acquisto per l’eternità è stata essa composta, non già da udirsi per il trionfo nella gara d’un giorno.”

Tucidide, La guerra del Peloponneso, I-22
(trad. Luigi Annibaletto)
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Il restauro della collezione del Museo di Fisica
Come molte altre collezioni di strumenti scientifici italiane, anche quella del Liceo A. Volta ha subito in passato perdite e danneggiamenti. Gli strumenti didattici Sette e Ottocenteschi, molti dei quali utilizzati ancora nei primi decenni del ‘900, sono divenuti obsoleti nella seconda metà del secolo. Ciò è avvenuto per la normale evoluzione delle scienze e del loro insegnamento, per l'introduzione di apparecchiature più moderne e semplici da utilizzare, e infine per l'introduzione di nuovi mezzi didattici, fra i quali primeggia il computer. Purtroppo l'obsolescenza e il conseguente abbandono degli strumenti antichi, è avvenuta assai prima che questi (a partire essenzialmente dall'inizio degli anni '80) attirassero l'interesse degli storici della scienza e della tecnica e fossero riconosciuti come una parte integrante del patrimonio storico. Dunque in un lasso di tempo di qualche decennio molte collezioni scolastiche e universitarie hanno rappresentato solo un patrimonio ingombrante, di difficile gestione, di cui non si sapeva veramente cosa fare. Dimenticati in polverosi armadi, depositati in condizioni assai precarie in locali inadatti, maltrattati durante spostamenti e traslochi a volte “cannibalizzati” per estrarne alcuni elementi ancora utilizzabili molti strumenti sono andati persi o hanno subito danni.

La collezione del Liceo Volta, nonostante sia stata conservata abbastanza bene nel corso della sua storia, non è sfuggita del tutto a tali traversie. Dunque, quando si è concretizzata l'idea di creare un museo all'interno dell'Istituto nel quale fossero presentate le più rilevanti testimonianze materiali della sua storia è sorta la necessità di restaurare una parte degli strumenti. Il restauro degli strumenti deve tenere conto di molti fattori. Contrariamente alla maggior parte delle opere d'arte essi sono macchine, meccanismi o congegni con una funzione ben precisa e sarebbe dunque ideale che gli strumenti antichi fossero ancora in grado di funzionare. Ma a volte ripristinare il funzionamento di uno strumento significa intervenire in modo eccessivo, senza tener conto del valore dell'oggetto in quanto testimonianza materiale di valore storico. Per ogni singolo strumento è stato perciò necessario eseguire un attento restauro che pur cercando di ridare allo strumento il suo aspetto originale, e quando possibile, di renderlo funzionante, non deve renderlo “come nuovo” né deve comportare inutili ricostruzioni.

In molti casi (come ad esempio per le ruote di Barlow) un'accurata pulizia delle parti in vetro, metallo o legno è stata più che sufficiente. Per altri strumenti come per l'accendilume voltiano a idrogeno, il tubo di Mariotte, la bilancia di Coulomb o il condensatore di Epino, oltre alla pulizia è stato necessario riparare alcuni elementi spezzati o consolidare delle parti che non erano più in grado di assicurare la stabilità dell'oggetto. Particolarmente delicato e lungo si è rivelato il restauro della macchina a onde di Wheatstone, che aveva subito gravi danni. Di costruzione particolarmente complessa, essa ha richiesto molto ore lavoro, soprattutto per aggiustare le aste mobili molte delle quali erano torte o spezzate. In altri casi si è dovuto cancellare interventi e riparazioni mal eseguite in passato. Le ghiere in ottone e il tubo di vetro del piezometro di Oersted erano stati incollati malamente con della ceralacca. Questa è stata asportata e si è proceduto ad una incollatura invisibile. Purtroppo altri strumenti ancora avevano subito anni fa inutili e deleteri interventi di “modernizzazione”: gli emisferi di Magdeburgo costruiti nel 1842 erano stati cromati(!) mentre il sonometro in legno della metà del XIX secolo era stato ricoperto da uno spesso strato di vernice metallizzata. Con cura è stato possibile rimuovere sia la cromatura dagli emisferi che la vernice dall'apparecchio acustico ridando ai due strumenti il loro aspetto d'origine.
 
Emisferi   Emisferi 
 
Tutti gli interventi di restauro sono stati eseguiti nel laboratorio della Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze.

Paolo Brenni,
ricercatore CNR presso l'Istituto e Museo di Storia della Scienza e la Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze 
 

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